Bentornati su Generazione Perennial. Avete presente quella sensazione di non essere mai soli? No, non parlo di spiritualità (anche se oggi c’entra pure quella), ma di quella simpatica compagnia che ci fanno i servizi segreti.
In quest’ultima puntata del Polipodcast, ho fatto due chiacchiere con Luca Casarini. E no, non abbiamo parlato solo di mare e soccorsi, ma di quanto costa – letteralmente – spiare chi non sta simpatico al governo. Spoiler: costa un sacco di soldi vostri.
Benvenuti nell’era di Paragon
Dimenticate il vecchio “Trojan”, quella robetta che ormai usano pure le agenzie private per i divorzi. Luca ci ha spiegato che oggi siamo passati al livello successivo: Paragon. Se il Trojan è una pistola, Paragon è un cannone. È uno spyware militare (prodotto in Israele, ora in mano a fondi americani) che non si limita ad ascoltare le vostre telefonate. No, lui prende il controllo del telefono: invia mail a vostro nome, scarica foto, attiva la telecamera mentre camminate e usa persino il contapassi per sapere se state scappando o passeggiando.
Spiare Casarini per intercettare il Papa?
La cosa si fa surreale quando scopriamo che Luca è “sotto controllo preventivo” dal 2019. Cinque anni, tre governi diversi. Ma il capolavoro arriva con il Governo Meloni: l’autorizzazione per usare Paragon su Casarini scatta a settembre 2024. Pochi giorni dopo, Luca entra in Vaticano, invitato speciale di Papa Francesco al Sinodo dei Vescovi.
Capite il corto circuito? Usando uno strumento che intercetta tutto ciò che accade nel raggio di metri, lo Stato italiano potrebbe aver spiato – intenzionalmente o meno – cardinali, vescovi e lo stesso Pontefice all’interno di uno Stato estero. Luca ci ha raccontato che l’ultima cosa che gli disse il Papa fu: “Fai attenzione a tutte le orecchie che abbiamo addosso”. Aveva ragione lui.
La “lotta ai trafficanti” (quelli che hanno il nostro numero)
Mentre spendiamo 5 milioni di euro per i contratti con Paragon Solutions, la narrazione ufficiale continua a essere la “caccia globale ai trafficanti”. Peccato che, come ci ha svelato Luca, spesso siamo noi a dover dare i nomi dei trafficanti alle autorità. Nomi e cognomi che però sembrano finire nel nulla, forse perché quegli stessi soggetti siedono ai tavoli ufficiali con i nostri servizi segreti in Libia.
Insomma, si spia chi salva vite per capire chi potrebbe testimoniare alla Corte Penale Internazionale, non per fermare chi quelle vite le distrugge.
Niente panico: la resistenza è hacker
Sembra un film distopico, lo so. Ma come diciamo sempre qui a Generazione Perennial, citando la Guida Galattica per Autostoppisti: Niente Panico. Esiste una società civile organizzata, fatta di hacker etici e ricercatori (come quelli del Citizen Lab di Toronto), che lavora ogni giorno per scovare questi spyware e proteggere attivisti e giornalisti.
Siamo 8 miliardi contro centomila “controllori”. Finché non finisce, non è finita. E noi non abbiamo nessuna intenzione di darci per vinti.
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