Ebrei Ortodossi contro il Sionismo: “Israele contraddice la nostra fede”
In un video rilanciato da Sabina Guzzanti, un esponente della comunità ebraica ortodossa (identificabile come appartenente ai Neturei Karta o gruppi simili antisionisti) spiega le ragioni religiose e storiche della loro netta opposizione allo Stato di Israele e alle azioni militari a Gaza.
Ecco i punti chiave di questa testimonianza, che smonta l’equazione automatica tra Ebraismo e Sionismo.
1. Opposizione Teologica allo Stato di Israele
Il nucleo del discorso è religioso: secondo gli insegnamenti tradizionali, agli ebrei è proibito stabilire una sovranità politica (uno Stato) prima dell’intervento divino, poiché si trovano in una condizione di esilio decretata da Dio da oltre 2000 anni.
* Il divieto: Non è permesso creare uno stato ebraico in nessuna parte del mondo, nemmeno in terre disabitate, e certamente non attraverso “l’uccisione e il furto” di terre altrui.
* I veri valori ebraici: Il genocidio e l’occupazione sono definiti “totalmente in contraddizione” con l’ebraismo, che vieta di uccidere e rubare.
2. Sionismo vs Ebraismo
L’intervistato traccia una linea netta di demarcazione:
* Stato Sionista, non Ebraico: Israele viene definito un “falso stato ebraico” e un’entità sionista.
* Il Sionismo come Antisemita: Viene esposto un paradosso forte: lo Stato di Israele è accusato di essere la vera entità antisemita, poiché ha generato odio tra ebrei e musulmani (che prima convivevano pacificamente) e alimenta l’animosità verso gli ebrei in tutto il mondo, rendendoli bersaglio di critiche per azioni che non condividono.
3. La convivenza storica con i Palestinesi
Si ricorda come, prima del 1948, le comunità ebraiche abbiano vissuto per secoli in pace accanto a musulmani e palestinesi, ad esempio sotto l’Impero Ottomano. La sciarpa palestinese (kefiah) indossata dall’intervistato è un simbolo di questo desiderio di ritornare a una convivenza pacifica sotto una sovranità non sionista.
4. La repressione del dissenso ebraico
L’intervista denuncia la brutalità con cui vengono trattati gli ebrei ortodossi che manifestano contro Israele, sia a Gerusalemme che a New York o Washington.
* Arresti e violenze: Si parla di bambini, anziani e rabbini picchiati e arrestati per il rifiuto di servire nell’esercito israeliano o per le loro manifestazioni pacifiche.
Conclusione
Il messaggio finale è un appello al mondo a non aver paura di criticare Israele: opporsi all’oppressione del popolo palestinese non è antisemitismo. Al contrario, secondo questa visione, la fine dell’occupazione è l’unica via per “riportare i cuori di ebrei e musulmani di nuovo insieme”.
